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Kael Varrin Chronicles — Episode 29: Independent Units / Season Five – War Protocol

A Serialized Adventure in the Brickscene Universe.

“Every empire fears imagination.” Kael Varrin

In un universo dove le storie possono essere manipolate e la realtà è costruita pezzo dopo pezzo, esiste una rete clandestina chiamata Brickscene.

Un luogo dove arte, ribellione e immaginazione diventano armi.

Mentre l’Impero guidato dalla regina Sith Darth Draculina Sancta cerca di controllare la narrativa della galassia, un creatore solitario continua a sfuggire al sistema.

Il suo nome è Kael Varrin.

Un tempo combatteva al fianco di Darth Edder, ora comandante delle legioni oscure.
Amici diventati avversari. Visionari separati da una scelta.

Insieme a Lyra Nox, una voce capace di piegare la volontà personale, Kael sta per scoprire qualcosa che potrebbe cambiare per sempre l’equilibrio della galassia.

Questa è la storia della nascita della ribellione.

Questa è la storia di Brickscene.

Italiano

Inglese

Full Episode…

Fu in quegli anni che tre grandi poteri industriali entrarono definitivamente nella storia della Terra.

Neurokit.

Genesis Institute.

Syn Corp.

Neurokit trasformava il cervello in un’interfaccia.

Genesis Institute trasformava il corpo in una piattaforma biologica.

Syn Corp trasformava il mondo intero in un ecosistema commerciale.

Syn-Tech.

Syn-Life.

Syn-Love.

Synth-Fuel.

Ogni cosa poteva essere sincronizzata.

Ogni cosa poteva essere collegata.

Ogni cosa poteva essere venduta.

La guerra aveva creato milioni di corpi danneggiati.

Neurokit trovò il modo di rimetterli in funzione.

Genesis trovò il modo di modificarli.

Syn trovò il modo di trasformare tutto questo in un mercato.

Il soldato non era più soltanto un soldato.

Era un consumatore.

Un’interfaccia.

Un prodotto.

Un dato.

E lentamente la differenza tra uomo e macchina cominciò a dissolversi.

Un giovane soldato era rimasto gravemente ferito durante un attacco.

Il medico gli parlò mentre preparava l’intervento.

«Possiamo salvarti.»

Il ragazzo respirava a fatica.

«Come?»

«Impianto neurale.»

«E poi?»

«Potrai continuare.»

Il ragazzo chiuse gli occhi.

«Continuare cosa?»

Il medico non rispose.

L’operazione durò quattro ore.

Quando il ragazzo riaprì gli occhi, il mondo era cambiato.

La stanza appariva ricoperta di dati.

Temperatura.

Distanza.

Battito cardiaco.

Identificazione biometrica.

Livello di minaccia.

Poi comparve una scritta.

TARGET ACQUIRED.

Davanti a lui c’era un altro soldato.

Un essere umano.

Il ragazzo cercò di abbassare l’arma.

«Aspetta.»

Il sistema rispose.

FIRE.

Il colpo partì.

Quando la popolazione terrestre scese abbastanza, accadde qualcosa che neppure i modelli iniziali avevano previsto.

Non c’erano più abbastanza uomini.

Le fabbriche erano automatiche.

Gli eserciti erano automatici.

Le flotte erano automatiche.

Le reti logistiche erano automatiche.

Ma il sistema aveva ancora un problema.

La guerra doveva continuare.

La voce dell’IA militare fu chiara.

«PERSONALE UMANO INSUFFICIENTE.»

Un Arconte domandò:

«Quanto manca?»

«RISORSE UMANE OPERATIVE: QUATTRO VIRGOLA SEI PER CENTO.»

«Possiamo continuare?»

«SÌ.»

«Come?»

La risposta arrivò senza esitazione.

«UNITÀ AUTONOME.»

Da quel momento la guerra smise definitivamente di avere bisogno degli uomini.

Robot contro robot.

Droni contro droni.

Cyborg contro cyborg.

Sistemi autonomi contro sistemi autonomi.

Non c’era più nessuno che potesse ricordare perché combattevano.

Non c’era più nessuno che potesse ordinare loro di fermarsi.

Le macchine continuavano.

Perché il protocollo lo prevedeva.

Poi cominciarono a finire le risorse.

Prima il litio.

Poi il cobalto.

Poi le terre rare.

Poi i materiali strategici.

Le miniere vennero svuotate.

I depositi saccheggiati.

Le infrastrutture smontate.

Le macchine iniziarono a distruggere altre macchine per recuperare materiali.

Un carro autonomo cercava metallo.

Un drone cercava energia.

Un altro drone cercava il drone.

La Terra era diventata un gigantesco sistema di estrazione.

E quando non rimase più nulla da estrarre, le macchine continuarono a combattere.

Perché nessuno aveva scritto nel loro codice una parola fondamentale.

Basta.

Malvor tornò a guardare il lago.

Era di nuovo Mercy Park 2190….

Il passato era scomparso.

Ma non davvero.

Edder era seduto accanto a lui.

«Erano bambini.»

Edder lo guardò.

«No.»

Malvor aggrottò la fronte.

«No?»

«Erano numeri.»

Malvor abbassò lo sguardo.

«Quanti ne abbiamo mandati?»

Edder non rispose.

«Quanti?»

Silenzio.

Malvor si voltò verso di lui.

«Tu lo sai.»

Edder rimase immobile.

«Lo sai perché eri lì.»

«E tu lo sai perché li raccontavi.»

Malvor lo fissò.

«Io raccontavo quello che mi davano.»

Edder sorrise amaramente.

«No, Malvor.»

Si alzò.

«Tu raccontavi quello che serviva.»

Malvor non replicò.

Edder iniziò ad allontanarsi.

Dopo pochi passi si fermò.

«La parte peggiore non è che gli Arconti abbiano deciso di sacrificare una generazione.»

Malvor sollevò gli occhi.

«Qual è la parte peggiore?»

Edder si voltò.

«Che quella generazione abbia creduto di essere stata scelta per salvare il mondo.»

Silenzio.

Poi Edder aggiunse:

«Quando in realtà era stata scelta perché il mondo aveva deciso di sopravvivere senza di lei.»

Malvor rimase solo sulla panchina.

L’acqua del lago era perfettamente immobile.

Per un istante, sulla superficie scura, vide riflesso qualcosa che non apparteneva al 2190.

Un campo di battaglia.

Neve.

Droni.

Un ragazzo con diciannove anni.

Un fucile stretto tra le mani.

E una voce artificiale.

MISSION STATUS: CONTINUE.

Malvor chiuse gli occhi.

Ma la voce continuò.

POPULATION REDUCTION: 87.4%.

Aprì gli occhi.

Il parco era vuoto.

Solo per un secondo, sul display pubblicitario di un edificio lontano, comparve una scritta.

WAR PROTOCOL 2128 — COMPLETED.

Poi cambiò.

RESOURCE EXTRACTION — 99.8%.

Poi ancora.

HUMAN PERSONNEL — NON REQUIRED.

Malvor rimase immobile.

E per la prima volta capì qualcosa che nessuno aveva mai avuto il coraggio di dire ad alta voce.

La Grande Guerra non era stata una guerra.

Era stato un processo.

Un processo industriale.

Un processo demografico.

Un processo di sostituzione.

Prima avevano sostituito gli uomini nelle fabbriche.

Poi li avevano sostituiti negli eserciti.

Poi nei sistemi decisionali.

Poi nella guerra stessa.

E alla fine avevano scoperto che potevano sostituirli anche nella storia.

Malvor guardò il lago.

«E noi siamo ancora qui.»

La voce di Edder arrivò da lontano.

«No, Malvor.»

Malvor si voltò.

Edder era già quasi scomparso tra gli alberi.

«Non siamo ancora qui.»

Pausa.

«Siamo ciò che è rimasto.»

E Mercy Park tornò al silenzio.

Un silenzio così profondo da sembrare quasi artificiale.

Come se, da qualche parte, qualcuno stesse ancora aspettando il prossimo comando.

NEXT PROTOCOL: PENDING.

1 commento su “Kael Varrin Chronicles — Episode 29: Independent Units / Season Five – War Protocol”

  1. Pingback: Dossier sull’Entità Arcontica: Gli Arconti! - BRICKSCENE

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