Questi due attacchi d’arte nascono nell’agosto del 2024 come frammenti visivi istintivi, quasi visioni, e trovano la loro forma definitiva nella versione Re-Puzzle dell’ottobre 2025. Non si tratta di semplici immagini, ma di un racconto simbolico in due atti, un viaggio di trasformazione che attraversa materia, conoscenza e coscienza.
Il collage mette in scena un gorilla 3D, ispirato volutamente all’iconografia di Donkey Kong, figura archetipica della forza primordiale e dell’istinto. Non è una citazione nostalgica, ma un punto di partenza: il primate come rappresentazione dell’essere umano prima della consapevolezza, prima del salto evolutivo.
Dal suolo al primo cielo: il passaggio lunare
La scena si apre con il gorilla che ascende dalla terra verso il cielo, o meglio verso quello che possiamo definire il primo livello di paradiso. Non un paradiso religioso, ma un passaggio lunare, una soglia intermedia: Monkey Goes to Heaven.

Questo primo livello non è illuminazione, ma transizione. È lo spazio in cui l’essere comincia a percepire che esiste qualcosa oltre la propria condizione originaria. Il gorilla avanza, incuriosito, spinto da una tensione interiore che non comprende ancora del tutto.

La luce sullo sfondo e il secondo livello di paradiso
All’improvviso, nella composizione, compare una luce in fondo alla scena. È qui che avviene il primo scarto decisivo: il gorilla si accorge dell’esistenza di una zona illuminata, simbolo del secondo livello di paradiso, quello della rivelazione. Il lato illuminato della Luna.
Questo secondo spazio non è immediatamente accessibile. È separato, distante, e richiede un atto di attraversamento. È il momento in cui l’istinto incontra il dubbio, e il movimento diventa scelta.

Il monolite e le ossa rotte: la memoria di 2001
Al centro della scena emerge un monolite, presenza silenziosa e assoluta. Il riferimento è dichiarato: la sequenza epica di 2001: Odissea nello spazio, in cui la scimmia scopre l’uso dell’osso come strumento, distruggendo altre ossa in un gesto di frustrazione e potere.
Qui, però, le ossa rotte a terra non sono solo residui di violenza primitiva, ma tracce del passato. Sono ciò che resta dell’evoluzione incompleta, della conoscenza usata senza coscienza.
Il monolite, in questa reinterpretazione, non è tecnologia né divinità: è conoscenza esoterica occulta, una soglia che non può essere aggirata, ma solo attraversata.
Attraversare la conoscenza
Dopo svariati tentativi – perché la trasformazione non è mai immediata – il gorilla attraversa il monolite. Questo passaggio segna la rottura definitiva con la condizione precedente.
Uscita dal monolite, la figura non è più la stessa.
La metamorfosi: il terzo occhio
Il gorilla si trasforma in una entità evoluta, una sorta di gorilla alieno, caratterizzato da un grande terzo occhio e da un’espressione sorprendentemente sorridente.
Il terzo occhio non è un simbolo di potere, ma di comprensione. È la visione che unisce istinto e coscienza, materia e intuizione. Il sorriso indica che la trasformazione non è traumatica, ma liberatoria.
A questo punto, il gorilla capisce il mondo in cui ha vissuto. Non lo rifiuta, non lo distrugge: lo osserva da una nuova prospettiva.

Re-Puzzle: ricomporre il senso
La versione Re-Puzzle del 2025 non è una semplice rifinitura tecnica, ma una ricomposizione concettuale. Ogni elemento viene riletto, spostato, riassemblato per rendere più chiaro il percorso evolutivo dell’opera.
Il puzzle non è solo visivo: è mentale. È l’invito allo spettatore a ricostruire il proprio passaggio, a riconoscere le proprie ossa rotte, il proprio monolite, la propria luce in fondo alla scena.
Conclusione
Questi attacchi d’arte non raccontano l’evoluzione di un gorilla, ma quella di chi guarda.
Dall’istinto alla consapevolezza, dalla frustrazione alla comprensione, dalla materia alla visione.
Monkey Goes to Heaven non è un arrivo:
è il momento esatto in cui ci si rende conto che esiste un oltre.
INVIDIOUS SOULS – What happens to them……
Spin-off della serie Re-Puzzle
Se Monkey Goes to Heaven racconta l’ascesa, Invidious Souls racconta ciò che resta indietro.
Non tutti attraversano il monolite.
Non tutte le anime sono pronte alla trasformazione.
Questo spin-off nasce come deviazione narrativa, ma si rivela presto una riflessione parallela sull’evoluzione mancata, sul peso delle emozioni basse che impediscono il passaggio da uno stato all’altro dell’essere.

L’anima invidiosa
Nel video/gif compare una figura familiare e disturbante nella sua apparente leggerezza:
un personaggio Minions, qui svuotato della sua funzione ironica e trasformato in anima invidiosa.
La scelta non è casuale.
Il Minion è un’entità che vive per servire, imitare, desiderare ciò che appartiene ad altri. In questo contesto diventa il simbolo perfetto dell’invidia:
un’emozione che non crea, non distrugge apertamente, ma corrode.
L’anima invidiosa non cammina:
vaga nell’etere come un proiettile, senza direzione propria, spinta solo dalla frustrazione e dal confronto costante con l’altro.
L’incontro nel primo livello di paradiso
Durante l’attraversamento del primo livello di paradiso / conoscenza, il gorilla primordiale intercetta questa presenza. È un momento breve ma cruciale:
l’invidia non attacca direttamente, attraversa, sfiora, tenta di deviare il percorso.
È il pericolo tipico delle fasi di transizione:
quando l’essere è ancora vulnerabile, quando la coscienza non è pienamente formata.
Ma il gorilla non si ferma.
Prosegue il suo cammino.

Dopo l’evoluzione: la schivata consapevole
Una volta completata la trasformazione, dopo l’attraversamento del monolite e l’accesso alla divina intelligenza, il gorilla non è più lo stesso.
Ora è un gorilla alieno, dominato dal terzo occhio, simbolo di visione totale.
Ed è qui che avviene il gesto più importante dello spin-off.
Quando l’anima invidiosa ricompare, non viene combattuta, né distrutta.
Viene schivata.
La consapevolezza non reagisce, non si lascia contaminare.
L’invidia non può colpire chi non è più in competizione, chi non si riconosce più nella mancanza.

Prima dell’incarnazione
Solo dopo aver evitato nuovamente l’anima invidiosa, il gorilla può incarnarsi nel suo avatar terrestre.
Questo passaggio è fondamentale:
non si torna nel mondo senza prima aver imparato cosa ignorare.
L’evoluzione non consiste nell’eliminare il male,
ma nel non esserne più attratti.
What happens to them…
Il titolo non è una domanda retorica, ma una constatazione sospesa.
Cosa succede alle anime invidiose?
Non sono dannate,
non sono salvate.
Sono bloccate in un loop, proiettili senza bersaglio, incapaci di fermarsi abbastanza a lungo da guardare dentro sé stesse.
