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Kael Varrin Chronicles — Episode 2: Lyra Nox

A Serialized Adventure in the Brickscene Universe.

“Every empire fears imagination.” Kael Varrin

In un universo dove le storie possono essere manipolate e la realtà è costruita pezzo dopo pezzo, esiste una rete clandestina chiamata Brickscene.

Un luogo dove arte, ribellione e immaginazione diventano armi.

Mentre l’Impero guidato dalla regina Sith Darth Draculina Sancta cerca di controllare la narrativa della galassia, un creatore solitario continua a sfuggire al sistema.

Il suo nome è Kael Varrin.

Un tempo combatteva al fianco di Darth Edder, ora comandante delle legioni oscure.
Amici diventati avversari. Visionari separati da una scelta.

Insieme a Lyra Nox, una voce capace di piegare la volontà personale, Kael sta per scoprire qualcosa che potrebbe cambiare per sempre l’equilibrio della galassia.

Questa è la storia della nascita della ribellione.

Questa è la storia di Brickscene.

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Full Episode….

Neon Brick City non era una città che dormiva.

Era una città che fingeva di dormire.

Dall’alto sembrava un mosaico di luci tremolanti: torri illuminate da schermi pubblicitari, ponti sospesi tra i grattacieli, linee di droni che attraversavano il cielo come sciami metallici. Ma sotto quella superficie esisteva un altro ritmo, più lento, quasi organico.

Un battito nascosto.

Nei quartieri bassi, tra bar semi-legali e club improvvisati, la notte aveva ancora un suono umano.

Quella notte il suono era la voce di Lyra Nox.

Il locale si chiamava Nocturne Lullaby.

Un posto stretto, soffitto basso, luci blu e pareti ricoperte di graffiti digitali che mutavano lentamente come sogni. Non era un palco ufficiale. Solo una piattaforma di legno improvvisata e un microfono collegato a un amplificatore troppo vecchio per essere tracciato dai sistemi imperiali.

Lyra chiuse gli occhi e iniziò a cantare.

La sua voce non era forte.

Era qualcosa di diverso.

All’inizio sembrava quasi un sussurro, una melodia fragile che galleggiava sopra il rumore dei bicchieri e delle conversazioni. Poi accadde la stessa cosa che accadeva sempre.

Il rumore cominciò a dissolversi.

Le parole della gente rallentarono.
I movimenti si fecero più lenti.
I battiti dei cuori sembravano trovare un ritmo comune.

Quando Lyra cantava, la città sembrava ricordarsi di essere viva.

E poi arrivò il blackout.

Tutte le luci si spensero.

Gli ologrammi pubblicitari sparirono come fantasmi improvvisamente cancellati. Il ronzio elettrico dei sistemi urbani cessò di colpo e il locale rimase immerso nel buio totale.

La voce di Lyra continuò.

Quando la canzone finì, il silenzio era assoluto.

Lyra aprì gli occhi.

E capì che qualcosa non andava.

Tutti dormivano.

Non addormentati lentamente, come accade dopo troppi drink o una notte troppo lunga. No. Dormivano all’improvviso, come se qualcuno avesse premuto un interruttore invisibile.

Un uomo era crollato con il bicchiere ancora in mano.
Una coppia dormiva appoggiata al bancone.
Il barista era immobile dietro il registratore di cassa.

Lyra rimase sola sul palco.

Il microfono le scivolò tra le dita.

“Non… di nuovo.”

Fu allora che sentì un piccolo rumore.

Un passo leggero.

Dal fondo del locale, tra le casse spente e le luci di emergenza tremolanti, apparve una creatura minuscola.

Un gatto nero.

I suoi occhi brillavano di una luce calma, quasi lucida, come se potessero vedere qualcosa che agli umani sfuggiva. Non sembrava spaventato. Non sembrava sorpreso.

Si avvicinò lentamente.

Lyra rimase immobile mentre l’animale si sedeva ai suoi piedi e iniziava a impastare il pavimento con le zampe, come se quel luogo gli appartenesse da sempre.

“E tu chi sei?” sussurrò.

Il gatto inclinò la testa.

Per qualche motivo Lyra ebbe l’impressione assurda che stesse ascoltando qualcosa.

Qualcosa che lei non riusciva ancora a sentire.

Lo chiamò Nix.

Da quella notte, Lyra non cantò mai più da sola.

Nix Lucid Feline appariva ovunque andasse: sui tetti di Neon Brick City, tra i corridoi della metropolitana abbandonata, nei giardini nascosti dove crescevano alberi sintetici e fiori fluorescenti.

I giardini segreti.

Luoghi che pochi conoscevano davvero.

Era lì che Lyra coltivava la sua seconda passione: la caccia ai Pocket Monster, creature rare che comparivano per pochi secondi tra i cespugli digitali e le statue dimenticate della città. Bisognava avere riflessi rapidi e una sensibilità particolare per percepirli.

Lyra li percepiva sempre.

Come se il mondo invisibile le parlasse.

Quella sera era seduta su una panchina di pietra nei giardini quando Nix sollevò improvvisamente la testa.

Le orecchie tese.

Gli occhi fissi nel vuoto.

“Cosa c’è?”

Il gatto non rispose.

Ma Lyra sentì qualcosa.

Non un suono. Non esattamente.

Una vibrazione.

Qualcosa stava attraversando la rete urbana, una frequenza disturbata che passava sotto la superficie delle comunicazioni ufficiali. Un segnale sporco, frammentato.

Un richiamo.

La testa di Lyra iniziò a pulsare leggermente.

Poi arrivò la visione.

Un laboratorio sotterraneo.
Una parete di monitor difettosi.
Un uomo con il cappuccio che osservava uno schermo illuminato.

Lyra non aveva mai visto quell’uomo prima.

Eppure conosceva il suo nome.

Kael Varrin.

Il segnale si spezzò.

Lyra inspirò di colpo.

“Che diavolo…”

Nix saltò davanti a lei e la fissò intensamente. Nei suoi occhi brillava una luce nuova, più forte.

Come un avvertimento.

O un invito.

Nel cielo sopra Neon Brick City, un drone imperiale attraversò lentamente le nuvole sintetiche.

Molto lontano, in un altro settore della città, Kael Varrin nei livelli sotterranei alla ricerca di Node 7.

Nessuno dei due lo sapeva ancora.

Ma lo stesso segnale li aveva appena collegati.

E qualcuno stava osservando entrambi.

In una sala oscura, oltre le rotte ufficiali dell’Impero, un ologramma cremisi si accese.

Una figura seduta su un trono di metallo guardava i due tracciati luminosi che si avvicinavano lentamente.

Una voce calma attraversò la stanza.

“Così… la risonanza è iniziata.”

Il nome della figura era Darth Draculina Sancta.

E il gioco era appena cominciato.

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