Si dice che appartenesse a una linea antica, un’aristocrazia precedente persino all’Impero, dove il potere non era mai stato urlato, ma consacrato.

Nessun archivio imperiale indica con precisione quando Darth Draculina Sancta apparve per la prima volta.
I documenti concordano solo su un dettaglio: quando il suo nome iniziò a circolare, alcune decisioni erano già state prese, alcune fedeltà già cambiate.
Non marciava alla testa di eserciti.
Non pronunciava proclami.
Arrivava come arrivano le verità scomode: con eleganza, lentezza e inevitabilità.
Darth Draculina Sancta non distruggeva le istituzioni: le riorientava.
Non spezzava le volontà: le educava alla resa.
E quando lasciava un luogo, restava solo la sensazione che qualcosa fosse cambiato — e che fosse sempre stato così. Eppure, prima di diventare un sigillo, prima di essere un nome pronunciato a mezza voce, era stata una donna capace di scegliere.

Fu allora che incontrò Kael Varrin…..
Il loro legame nacque lontano dagli occhi del potere, in uno spazio neutro, fragile, sospeso. Due eredi di mondi incompatibili, entrambi consapevoli che il tempo concesso non sarebbe stato clemente. Non ci furono promesse eterne, né illusioni: solo un’intesa feroce, lucida, assoluta.
Si amarono come si amano coloro che sanno di doversi perdere.
Quando le loro strade si divisero, non ci fu tradimento.
Solo scelta.
Kael tornò alla sua guerra.
Draculina al suo Ordine.
Da allora non si sono mai più appartenuti.
Ma continuano a esistere l’uno nell’orbita dell’altra, come due stelle condannate a non collidere, e incapaci di ignorarsi.
Per lei il Lato Oscuro non era furia, bensì disciplina. Un’arte rituale, fatta di simboli, reliquie, parole che pesavano più delle armi.
