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Il cielo esplode di fuoco e nuvole. La galassia trema. Poi il Bang..narrativo.
Nel primo collage sotto la scena sembra uscita direttamente da una tavola a doppia pagina: Kael Varrin e Darth Edder sono immersi nel cuore della battaglia. Tutto è movimento. Tutto è rumore. Le armi brillano, le energie si scontrano, e il fumo incornicia due figure che non possono più tornare indietro.

Fianco a fianco nell’inferno: Kael Varrin e Darth Edder
Kael avanza.
Darth Edder al suo fianco.
È il classico momento da fumetto in cui i personaggi si guardano negli occhi e il lettore sa già che qualcosa di irreversibile sta per accadere.
Taglio di vignetta.
Nel secondo collage il tempo rallenta.
Zoom sul braccio di Kael.
Zoom sull’arma.
Zoom sull’istante.

👉 BANG!
L’onomatopea esplode al centro dell’immagine, come una parola urlata su carta stampata. Il colpo parte e attraversa la scena, dritto verso il destino di Darth Draculina Sancta, che viene colpita e mandata KO in un attimo secco, definitivo.
E mentre l’azione si cristallizza, riecheggia una citazione che sembra nata per stare dentro una nuvoletta di testo:
“Bang, bang, my baby shot me down.”
— Nancy Sinatra
Qui non è solo una canzone.
È una didascalia perfetta.
Il colpo di Kael non è solo fisico: è narrativo. È il momento in cui la storia gira pagina, in cui il lettore trattiene il fiato e capisce che nulla sarà più come prima. Un singolo sparo, una sola vignetta, e l’equilibrio dell’universo cambia.
