Il 24 dicembre 2023, mentre il mondo celebra tregue simboliche, luci calde e rituali di pace, nasce Merry Wars. Non come provocazione fine a sé stessa, ma come cortocircuito visivo e temporale. Kael Varrin firma uno dei primi collage di questa serie irriverente in un giorno carico di significati, scegliendo consapevolmente di far collidere il Natale con la guerra, l’augurio con il conflitto.
ll crossover è evidente, ma mutato. Il mondo dei Minions ancora deve materializzarsi: al suo posto emerge un personaggio punk 3D, ruvido, ribelle, quasi fuori scala rispetto allo scenario che attraversa. Non nasce da un universo narrativo tradizionale, ma trascende l’archivio digitale di Turbosquid, come se un asset 3D avesse sviluppato coscienza e fosse fuggito dalla sua funzione originaria per diventare protagonista.

ll paesaggio è quello di Star Wars, ma svuotato di epicità eroica. Le architetture sono frammentate, i colori dominanti – rossi, sabbie, ombre – parlano di un mondo stanco, occupato, sorvegliato. Gli stormtrooper avanzano in formazione, impersonali, mentre la scena si carica di un linguaggio da fumetto: onomatopee, esplosioni grafiche, linee di movimento. “AARGH!” non è solo un grido, è una rottura del silenzio imposto.
Il titolo Merry Wars funziona come una bestemmia gentile: due parole incompatibili che, accostate, rivelano l’assurdo. La guerra diventa decorazione, ricorrenza, normalità. Un evento ciclico che sopravvive anche alle feste, anche agli auguri. Il personaggio punk corre, resiste, forse fugge, forse attacca: non rappresenta un eroe, ma una variabile imprevedibile, un errore nel sistema.

Riletto oggi, Merry Wars appare come un atto fondativo. Qui Kael Varrin inizia a costruire il proprio linguaggio: il dialogo tra universi, la contaminazione tra immaginari popolari e asset digitali, l’uso del collage come macchina temporale. Se nel lavoro successivo il futuro invade il presente, qui è il presente a incrinarsi, lasciando intravedere ciò che verrà.
Merry Wars non augura nulla. Mostra. E proprio per questo resta impresso: come una cartolina natalizia spedita da un fronte lontano, dove anche la fantasia combatte per non essere addestrata.
