A Serialized Adventure in the Brickscene Universe.
“Every empire fears imagination.” Kael Varrin
In un universo dove le storie possono essere manipolate e la realtà è costruita pezzo dopo pezzo, esiste una rete clandestina chiamata Brickscene.
Un luogo dove arte, ribellione e immaginazione diventano armi.
Mentre l’Impero guidato dalla regina Sith Darth Draculina Sancta cerca di controllare la narrativa della galassia, un creatore solitario continua a sfuggire al sistema.
Il suo nome è Kael Varrin.
Un tempo combatteva al fianco di Darth Edder, ora comandante delle legioni oscure.
Amici diventati avversari. Visionari separati da una scelta.
Insieme a Lyra Nox, una voce capace di piegare la volontà personale, Kael sta per scoprire qualcosa che potrebbe cambiare per sempre l’equilibrio della galassia.
Questa è la storia della nascita della ribellione.
Questa è la storia di Brickscene.
Download the Comics
Free PDF edition — Brickscene Graphic Novel
Full Episode….
La Ghost Network stava morendo.
Nel deposito sotterraneo di Node 7 gli schermi esplodevano uno dopo l’altro, saturati dal codice cremisi che portava la firma di Darth Draculina Sancta.
I circuiti crepitavano come ossa spezzate mentre le luci si spegnevano a catena.
Kael Varrin non si mosse.
Guardava il simbolo rosso pulsare sullo schermo principale.
Non era solo un attacco informatico.
Era una dichiarazione.
La regina Sith aveva trovato il nodo.
E ora stava cancellando ogni traccia.
Kael infilò la cartolina nella tasca interna del mantello — una delle edizioni timbrate che custodivano frammenti della rete ribelle.
Ogni oggetto era un archivio.
Un nodo narrativo.
Un frammento della Ghost Network distribuito tra persone, luoghi e memorie.
Se Node 7 stava bruciando, significava che qualcuno aveva tradito il silenzio.
Oppure che qualcuno li stava osservando da molto tempo.
Molto prima di Draculina.
Alle sue spalle, un rumore metallico attraversò il corridoio.
Passi.
Pesanti.
Regolari.
Kael non si voltò subito.
Conosceva quel ritmo.
Un tempo aveva marciato accanto a lui.
La porta del deposito si aprì lentamente.
La figura che entrò era alta, avvolta in un mantello nero opaco che sembrava assorbire la luce della stanza.
L’armatura rifletteva appena i bagliori dei monitor in fiamme.
Un elmo scuro copriva il volto.
Ma Kael non aveva bisogno di vederlo.
“Sei sempre in ritardo,” disse.
La figura si fermò a pochi metri da lui.
Il silenzio durò qualche secondo.
Poi la voce arrivò.
Profonda.
Controllata.
“E tu sei sempre dove non dovresti essere.”
Kael si voltò.
Per la prima volta dopo anni, Darth Edder era davanti a lui in carne e ossa.
Nessuno ricordava con certezza dove fosse nato Edder.
Alcuni dicevano che fosse emerso dalle accademie imperiali.
Altri giuravano di averlo visto combattere molto prima della nascita dell’Impero.
Ma chi lo aveva conosciuto davvero sapeva la verità.
Un tempo era stato qualcosa di diverso.
Un ribelle.
Un creatore.
Un uomo che credeva che i sistemi potessero essere riscritti.
Kael lo sapeva meglio di chiunque altro.
Perché un tempo avevano scritto quei sistemi insieme.
La prima architettura della Ghost Network.
Prima che qualcuno capisse quanto potere contenesse.
Prima che l’Impero iniziasse a cercarla.
Prima che qualcosa di più antico iniziasse a guardarla.
“Sancta ha trovato il nodo,” disse Kael.
Edder osservò la stanza distrutta.
“Lo so.”
“E tu sei qui per fermarmi.”
“Se volessi fermarti,” rispose Edder, “non staremmo parlando.”
Le parole rimasero sospese nell’aria pesante.
Per un momento sembrò di tornare indietro nel tempo.
Due uomini davanti allo stesso problema.
Due menti che cercavano una soluzione.
Ma il passato non esisteva più.
Un’esplosione lontana fece tremare il soffitto.
Il nodo stava collassando.
Kael guardò l’uscita del corridoio.
“Le truppe imperiali arriveranno tra pochi minuti.”
Edder non si mosse.
“Non sono venuto con loro.”
“Naturalmente.”
Kael fece un passo verso di lui.
“Dimmi una cosa, Edder.”
Il comandante imperiale rimase immobile.
“Quando hai iniziato a credere che piegarsi fosse l’unico modo per sopravvivere?”
La visiera scura rifletté il bagliore rosso dei monitor.
Per un istante Edder non rispose.
E qualcosa cambiò.
Per una frazione di secondo Kael ebbe la sensazione che qualcun altro stesse guardando attraverso quell’elmo.
Qualcosa di più antico.
Più distante.
Poi Edder parlò.
“Il giorno in cui ho capito che alcune onde… non tornano indietro.”
Kael capì immediatamente.
Quella frase era diventata leggenda tra i ribelli.
L’onda che non torna.
Una scelta fatta una sola volta.
Una direzione che non può essere invertita.
Ma questa volta, mentre Edder pronunciava quelle parole, Kael sentì qualcosa di sbagliato.
Come se quella frase non appartenesse più completamente all’uomo che ricordava.
Nel cielo sopra Neon Brick City, Lyra Nox sentì il segnale spegnersi.
Nix sollevò la testa.
La Ghost Network aveva perso uno dei suoi nodi.
Ma non era morta.
Non ancora.
Anzi.
Per un istante sembrò reagire.
Come se qualcosa nella rete avesse registrato l’evento.
Come se qualcuno — o qualcosa — stesse osservando l’intera scena.
Nel deposito sotterraneo, Darth Edder fece un passo indietro.
“Devi andare,” disse.
Kael lo fissò.
“Questo posto sta per crollare.”
“E tu?”
Edder non rispose.
Dietro di lui, nel corridoio, si accesero luci blu.
Le prime squadre imperiali stavano arrivando.
Kael capì.
“Stai coprendo la mia fuga.”
“Non farti illusioni,” disse Edder.
Ma nella sua voce non c’era più il gelo del comandante.
C’era qualcosa di più vecchio.
Qualcosa che non era mai morto davvero.
“Consideralo un debito.”
Kael si fermò sulla soglia.
“Prima o poi dovremo finire questa conversazione.”
Edder rimase immobile.
“Lo so.”
Kael scomparve nel corridoio.
Pochi secondi dopo, le truppe imperiali irruppero nella stanza.
Darth Edder si voltò verso di loro.
“Il nodo è distrutto,” disse freddamente.
“Il ribelle?”
Edder osservò l’uscita vuota del tunnel.
Per un istante sembrò ascoltare qualcosa che nessun altro poteva sentire.
Poi rispose.
“Troppo tardi.”
Molto lontano da lì, in una sala oscura oltre le rotte imperiali, Darth Draculina Sancta osservava due tracciati luminosi muoversi sulla mappa della galassia.
Uno apparteneva a Kael Varrin.
L’altro a Darth Edder.
La regina Sith sorrise lentamente.
“Perfetto.”
Le pedine stavano finalmente tornando sulla scacchiera.
Ma mentre parlava, uno dei sensori della mappa registrò una terza presenza nella rete.
Un segnale che non apparteneva né all’Impero né alla Ghost Network.
Un’ombra.
Antica.
Invisibile.
Draculina lo guardò per qualche secondo.
Poi spense il monitor.
“Interessante…”
sussurrò.
Perché anche lei aveva capito una cosa.
Qualcosa stava osservando la rete.
E non era umano.
CLIFFHANGER
Nel tunnel di fuga, Kael sentì il ricevitore della Ghost Network riaccendersi per un solo istante.
Tre battiti.
Pausa.
Tre battiti.
Lo stesso ritmo del nodo.
Ma questa volta il segnale non proveniva da Node 7.
Proveniva da molto più lontano.
E non stava chiedendo aiuto.
Stava rispondendo.














