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Kael Varrin Chronicles — Episode 7: Soul Possession

A Serialized Adventure in the Brickscene Universe.

“Every empire fears imagination.” Kael Varrin

In un universo dove le storie possono essere manipolate e la realtà è costruita pezzo dopo pezzo, esiste una rete clandestina chiamata Brickscene.

Un luogo dove arte, ribellione e immaginazione diventano armi.

Mentre l’Impero guidato dalla regina Sith Darth Draculina Sancta cerca di controllare la narrativa della galassia, un creatore solitario continua a sfuggire al sistema.

Il suo nome è Kael Varrin.

Un tempo combatteva al fianco di Darth Edder, ora comandante delle legioni oscure.
Amici diventati avversari. Visionari separati da una scelta.

Insieme a Lyra Nox, una voce capace di piegare la volontà personale, Kael sta per scoprire qualcosa che potrebbe cambiare per sempre l’equilibrio della galassia.

Questa è la storia della nascita della ribellione.

Questa è la storia di Brickscene.

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Full Episode….

Il cielo artificiale sopra il giardino si spaccò in una ferita cremisi.

Droni imperiali.

Non in formazione di guerra.

In formazione rituale.

Si disposero sopra le serre come un rosario di metallo, proiettando a terra cerchi di luce rossa. Ogni cerchio accendeva i simboli nascosti sotto il prato.

Lyra sentì il battito del luogo cambiare.

Kael lo capì nello stesso istante.

Il Protocollo Sancta era completo.

E Darth Draculina Sancta apparve sul ponte di vetro.

Mantello scuro.
Capelli chiari.
Sorriso quasi dolce.

“Tutto questo,” disse, “per una conversazione lasciata in sospeso.”

Kael salì di un passo.

Lyra percepì immediatamente il pericolo.

Non strategico.

Emotivo.

Draculina non voleva distruggere Kael.

Voleva farlo risuonare.

“Tu hai creato i nodi per liberare le memorie,” disse lei. “Io li sto perfezionando. Le memorie non bastano. Serve desiderio. Serve dipendenza. Serve una ferita che non guarisca.”

“Sai solo possedere,” rispose Kael.

“No,” disse lei. “Io so consacrare.”

La parola rimase nell’aria come una lama profumata.

Aurelion abbassò appena lo sguardo.

Come se avesse riconosciuto qualcosa di più serio di una semplice provocazione.

E il giardino esplose.

Le prime ondate non furono di fuoco, ma di coscienza spezzata. I droni riversarono impulsi sonici e i giovani colpiti dalla Skooma si trasformarono in una massa disordinata di corpi in trance. Non attaccavano come guerrieri: si lanciavano avanti come sonnambuli chiamati per nome da un dio sbagliato.

Lyra iniziò a cantare.

Non per spettacolo.

Per salvezza.

La sua voce attraversò il giardino come un’onda chiara. Le figure più vicine rallentarono. Alcuni caddero in ginocchio. Altri lasciarono andare le lattine. La risonanza animifica tornava a cercarli uno a uno, come se ricordasse loro chi erano stati prima del richiamo sintetico.

Quella fu la prima battaglia.

La battaglia del richiamo.

Kael combatteva aprendo varchi, usando lame corte, impulsi di disturbo e vecchi comandi Ghost per spegnere i nodi rituali proiettati dai droni. Riff, dalla rete periferica, stava sabotando i canali di alimentazione della griglia. Aelyra continuava a scattare fotografie del futuro immediato e a inviare micro-correzioni di traiettoria.

“Tre passi a sinistra!”

Kael obbedì.

Un raggio cremisi gli sfiorò la spalla invece di trapassargli il petto.

Aurelion, al centro del prato, non attaccava quasi mai. Guardava. Aspettava. Poi interveniva soltanto dove una scelta rischiava di diventare irreversibile. Con movimenti minimi disallineava gli impulsi dei droni, come se stesse riscrivendo il destino con tocchi invisibili.

Ma a ogni impulso del protocollo, Lyra sentiva anche un’altra cosa.

Sotto la struttura di Sancta.

Sotto la vibrazione dei droni.

Sotto il dolore del giardino.

Qualcosa di più antico stava rispondendo.

Non era Draculina.

Non era l’Impero.

E non era ancora visibile.

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