Il titolo – “Se mi ingigantisco” – richiama l’episodio centrale del romanzo Alice in Wonderland di Lewis Carroll, ma qui la crescita non è un gioco surreale: è un’esposizione brutale. Alice si espande fino a perdere misura e proprio nel momento dell’ingrandimento viene catturata da un gigantesco uccello preistorico. Crescere significa diventare visibili. E diventare visibili significa diventare preda.
In basso, il Bianconiglio non è più guida narrativa: è ridotto a figura istintuale, quasi addomesticata, simbolo di regressione e perdita di coscienza. Il Paese delle Meraviglie si trasforma in teatro rituale.

Satanismo come linguaggio del potere
Il riferimento al satanismo è esplicito ma va letto come metafora politica e culturale, non religiosa.
Negli ultimi anni, la cronaca internazionale ha messo in luce scandali legati a reti di potere, abusi sistemici e dinamiche di sfruttamento che coinvolgevano ambienti elitari e apparentemente intoccabili. Il caso Epstein è diventato uno spartiacque simbolico: non solo un processo giudiziario, ma l’emersione pubblica di un sistema opaco, ritualizzato, fondato su complicità e silenzi.
“SE ME AGIGANTO” intercetta quell’immaginario.
Il rito, nel collage, non è documentazione di un fatto, ma rappresentazione del potere che si autocelebra, che si chiude in cerchi ristretti, che utilizza l’innocenza come merce simbolica.
Alice diventa l’icona dell’innocenza sacrificata sull’altare della crescita forzata.
L’uccello preistorico è il potere arcaico, patriarcale, sistemico.
Il paesaggio psichedelico amplifica l’idea di alterazione percettiva: realtà e spettacolo si fondono.

Cultura pop e cronaca: una collisione
Varrin utilizza l’estetica LEGO, la grafica rétro e la saturazione cromatica per costruire un contrasto disturbante: immagini giocose che parlano di meccanismi adulti e disturbanti.
La fiaba diventa cronaca.
Il sogno diventa sistema.
La crescita diventa esposizione.
Non c’è accusa diretta, ma c’è una presa di posizione: il collage suggerisce che dietro le narrazioni patinate – culturali, mediatiche, istituzionali – possano nascondersi ritualità di dominio e strutture di sfruttamento.
Il retro: il cinema come chiave di lettura
Sul retro, firmato e timbrato da Kael Varrin, il word search puzzle con hidden phrase legata a un cult movie rafforza il concetto: il cinema come lente critica, come archivio simbolico capace di raccontare ciò che la cronaca spesso fatica a elaborare.
Bisogna cercare le parole.
Eliminare il rumore.
Leggere ciò che resta.
Esattamente come nella realtà contemporanea.

Tiratura 1/2 – L’errore che diventa manifesto
Stampata per errore in soli due esemplari, la cartolina assume una tiratura 1/2. Un’anomalia produttiva che diventa dichiarazione concettuale: anche nel sistema industriale esiste una frattura. Anche nel meccanismo più controllato può emergere l’imprevisto.
“SE ME AGIGANTO” è una fiaba per adulti.
Non parla di magia, ma di potere.
Non parla di meraviglia, ma di controllo.
La domanda implicita resta sospesa:
cosa succede quando l’innocenza cresce troppo in fretta… dentro un sistema che non è mai stato innocente?
