C’è un’immagine che ritorna, insistente, quasi ossessiva: il WANTED.
Non è solo un manifesto di caccia all’uomo, ma un simbolo. Un’etichetta. Una condanna visiva. In questi artworks, collage, video e GIF, il concetto di “ricercato” viene smontato e ricostruito, trasportato fuori dal suo contesto storico per diventare una figura narrativa ibrida, sospesa tra western, animazione e metacinema.
Il riferimento è chiaro ma mai didascalico: Chi ha incastrato Roger Rabbit non viene citato, viene evocato. In particolare, non sono i personaggi principali a riaffiorare, ma uno degli elementi più disturbanti e affascinanti del film: i proiettili vivi, creature animate, senzienti, progettate per distruggere altri esseri animati. Oggetti che non dovrebbero avere un’anima, ma che invece la possiedono.

Il proiettile come personaggio
Qui il proiettile non è solo un’arma. È un fuggitivo.
È vivo, consapevole, ironico nella sua stessa esistenza. Rimbalza tra dune, colline, isole e fondali visivi come se stesse attraversando livelli diversi di una stessa realtà. La sua traiettoria non è balistica: è narrativa.
Il mondo che attraversa non è realistico, ma riconoscibile. È un paesaggio stratificato, quasi un diorama:
- personaggi che sembrano minifigure,
- ambienti che ricordano scenografie teatrali,
- una natura stilizzata, artificiale, dichiaratamente costruita.
Il wanted poster diventa allora il dispositivo centrale: non serve solo a identificare, ma a cristallizzare un’identità. Chi è ricercato esiste solo perché è stato incorniciato, stampato, duplicato.
Tra western e cartoon: un cortocircuito visivo
Il western, da sempre, è il genere della caccia, della frontiera, della legge imposta con l’immagine e con la forza. Il cartoon, al contrario, è il territorio dell’eccesso, dell’invulnerabilità apparente, della gag.
Qui i due mondi collidono.
Il risultato è un cortocircuito:
- il bandito non è umano,
- la pistola non è il vero pericolo,
- il proiettile ha più personalità del suo tiratore.
Nei collage e nelle GIF, il movimento del proiettile vivo diventa quasi una danza, una fuga continua che attraversa layer visivi e temporali. Ogni frame sembra dire: “non dovrei essere qui”, e proprio per questo lo è.

Essere ricercati in un mondo costruito
Il tema del “wanted” si allarga e diventa metafora.
Chi è davvero ricercato? Il criminale o l’anomalia?
In questi lavori, ciò che viene messo al bando non è la violenza, ma l’errore di sistema:
- un oggetto che pensa,
- un personaggio che non appartiene al mondo che attraversa,
- una creatura che rompe la distinzione tra animato e reale.
Il proiettile vivo è l’erede diretto di Roger Rabbit: non perché sia simile, ma perché è fuori posto. E in un universo rigidamente strutturato, essere fuori posto è il crimine più grande.
Conclusione: il WANTED come icona contemporanea
Questi artworks, video e GIF non raccontano solo una fuga. Raccontano il bisogno umano di etichettare, incastrare, definire. Il manifesto “WANTED” non è più un avviso: è una cornice concettuale.
E dentro quella cornice, il proiettile vivo continua a muoversi, a scappare, a esistere contro ogni logica.
Perché a volte non è importante chi ha incastrato Roger Rabbit.
È più interessante chiedersi chi sta ancora cercando di incastrare ciò che non può essere controllato.
