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Kael Varrin Chronicles — Episode 9: Node Zero / Season Two – War Of The Nodes

A Serialized Adventure in the Brickscene Universe.

“Every empire fears imagination.” Kael Varrin

In un universo dove le storie possono essere manipolate e la realtà è costruita pezzo dopo pezzo, esiste una rete clandestina chiamata Brickscene.

Un luogo dove arte, ribellione e immaginazione diventano armi.

Mentre l’Impero guidato dalla regina Sith Darth Draculina Sancta cerca di controllare la narrativa della galassia, un creatore solitario continua a sfuggire al sistema.

Il suo nome è Kael Varrin.

Un tempo combatteva al fianco di Darth Edder, ora comandante delle legioni oscure.
Amici diventati avversari. Visionari separati da una scelta.

Insieme a Lyra Nox, una voce capace di piegare la volontà personale, Kael sta per scoprire qualcosa che potrebbe cambiare per sempre l’equilibrio della galassia.

Questa è la storia della nascita della ribellione.

Questa è la storia di Brickscene.

alt="Season Two The War Nodes 9 Episodio Brickscene Copertina"
title=”Season Two The War Nodes 9 Episodio Brickscene Copertina”
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Full Episode….

Il giardino segreto di Neon Brick City era diventato qualcosa di completamente diverso. Le serre di vetro tremavano come membrane vive, i droni imperiali erano sospesi nell’aria come reliquie metalliche e i petali bianchi continuavano a cadere lentamente, attraversati da una luce argentea che non apparteneva alla città.

Dal terreno aperto emergeva il bagliore del Nodo Zero.

Non era una macchina.

Non era un server.

Era qualcosa di più antico.

Una struttura geometrica fatta di superfici nere e linee luminose, come un mattoncino primordiale scolpito da un’intelligenza che non conosceva ancora la parola tecnologia. Intorno alla struttura si muovevano simboli fluttuanti, sequenze di memoria che nessun archivio ufficiale aveva mai registrato.

Aurelion Druvar Caelum osservava in silenzio.

Era l’unico che non sembrava sorpreso.

“Cos’è?” chiese Lyra.

Aurelion non rispose subito.

Stava ascoltando.

Non con le orecchie.

Con qualcosa di molto più antico.

“È il primo nodo,” disse infine. “Il nodo che ha reso possibile tutti gli altri.”

Kael Varrin fissava la luce emergere dal terreno come se stesse guardando una verità che aveva sempre sospettato ma che non voleva davvero incontrare.

“La Ghost Network… non l’ho inventata io.”

“No,” disse Aurelion. “Tu l’hai solo riscoperta.”

Sul ponte di vetro sopra il giardino, Darth Draculina Sancta fece un passo avanti.

Per la prima volta da quando era apparsa non sembrava completamente padrona della situazione. Il suo sguardo si muoveva tra il Nodo Zero e Kael, come se stesse calcolando qualcosa che non aveva previsto fino in fondo.

Poi tornò a sorridere.

“Perfetto.”

Kael la guardò.

“Perfetto?”

“Certo,” disse lei. “Perché questo era il punto.”

Lyra sentì la tensione crescere nello spazio tra loro.

“Non volevi distruggere la rete,” disse.

Draculina inclinò appena la testa.

“Distruggere qualcosa di così interessante sarebbe stato un peccato.”

Aurelion sospirò.

“Voleva aprirla.”

“Esatto,” disse Draculina.

Il Nodo Zero pulsò.

Una vibrazione lenta attraversò il terreno del giardino e si propagò nella città. Per un istante ogni schermo di Neon Brick City tremò, ogni antenna ricevette un segnale, ogni dispositivo connesso alla Ghost Network si accese con una luce bianca.

Riff Calder lo vide dai suoi monitor improvvisati.

“Kael… hai appena acceso qualcosa che tocca tutta la città.”

Aelyra Flux stava già fotografando la scena.

Ogni scatto mostrava una variazione leggermente diversa del futuro. In alcune immagini il giardino esplodeva. In altre la città intera diventava una rete di luce. In una sola fotografia, invece, tutto era completamente buio.

Aelyra la fissò più a lungo delle altre.

“Non mi piace questa,” mormorò.

Lyra sollevò lo sguardo verso il ponte.

“Che cosa stai cercando di fare davvero?”

Draculina scese lentamente i gradini di vetro.

Non c’era fretta nei suoi movimenti.

Come se tutto stesse accadendo esattamente secondo il tempo che aveva previsto anni prima. Forse fin da Oblivion. Forse da ancora prima.

“Le reti,” disse, “sono sempre state progettate per trasmettere informazioni.”

Kael non disse nulla.

“Ma l’informazione non è abbastanza.”

Si fermò a pochi metri da lui.

“Quello che tiene davvero insieme gli esseri umani non sono i dati.”

Sfiorò un petalo bianco caduto sul prato.

“È l’ossessione.”

Lyra serrò i pugni.

“La tua rete non libererà nessuno.”

“No,” disse Draculina. “Li renderà inevitabili.”

Il Nodo Zero si aprì.

Non fisicamente.

Concettualmente.

Una serie di connessioni invisibili si accese nello spazio attorno alla struttura, fili di luce che partivano da Kael, da Lyra, da Draculina, da Aurelion, da Riff, da Aelyra.

Non erano collegamenti tecnici.

Erano ricordi.
Scelte.
Ferite.
Promesse lasciate aperte.
Errori mai chiusi.

Il Nodo Zero non collegava macchine.

Collegava storie.

Aurelion chiuse l’occhio sinistro e osservò la rete emergere.

“Adesso capisco.”

Kael lo guardò.

“Capisci cosa?”

“Perché esisti.”

Lyra si voltò verso di lui.

Aurelion indicò il Nodo.

“La rete non aveva bisogno di un creatore.”

Indicò Kael.

“Aveva bisogno di un interprete.”

Draculina applaudì lentamente.

“Finalmente qualcuno che lo dice.”

Poi il suo sguardo tornò su Kael.

“Tu sei l’unico nodo che non può essere previsto.”

“E tu?”

Il sorriso di lei si fece più sottile.

“Io sono il nodo che non può smettere di cercarti.”

Il silenzio cadde tra loro.

Lyra percepì immediatamente il pericolo.

Non era un conflitto tecnologico.

Non era neppure solo sentimentale.

Era un conflitto architetturale.

Draculina non voleva semplicemente possedere Kael.
Voleva completarlo.
Chiudere il circuito iniziato anni prima.
Usarlo come accesso stabile alla parte più profonda della rete.

Ed era esattamente ciò che il Nodo sembrava riconoscere.

Improvvisamente uno dei droni imperiali sopra il giardino esplose.

Non per attacco.

Per sovraccarico.

Il Nodo Zero stava saturando tutte le connessioni vicine.

Un secondo drone cadde.

Poi un terzo.

Riff gridò nel canale.

“La rete sta collassando!”

Aelyra scattò un’altra fotografia.

L’immagine apparve davanti a loro.

Mostrava il Nodo Zero completamente aperto.

E dentro il nodo…

una struttura molto più grande.

Una rete infinita di mattoncini neri e linee di luce.

Aelyra sbiancò.

“Non è un nodo,” sussurrò.

Lyra la guardò.

“Cos’è allora?”

Aelyra ingrandì l’immagine.

Aurelion capì per primo.

La sua voce diventò più bassa.

“È una porta.”

Kael sentì qualcosa muoversi dentro il mattoncino nero nascosto nel suo mantello.

Come se stesse rispondendo a un richiamo antico.

Come se quella chiave non si stesse attivando adesso, ma stesse finalmente tornando al proprio allineamento originario.

Draculina lo osservava con una calma quasi affettuosa.

“Vedi?” disse.

“Non ti ho mai tradito davvero.”

Kael non sembrava convinto.

“Mi hai usato.”

“Certo.”

Poi il suo sorriso diventò più sincero. Più pericoloso.

“Ma questo non esclude il resto.”

Il Nodo Zero pulsò una seconda volta.

Questa volta la voce tornò.

La stessa voce di prima.

Ma più chiara.

“ARCHIVIO ORIGINARIO ATTIVO
ACCESSO PARZIALE CONCESSO”

Una nuova linea apparve nella luce.

Un nome.

Lyra Nox.

Lyra fece un passo indietro.

“Perché io?”

Aurelion la guardò.

“Perché la rete non si apre solo con la memoria.”

Indicò Kael.

“Serve chi ricorda.”

Poi indicò lei.

“E chi può ancora sentire.”

Lyra capì solo in parte.

Ma sentì il peso di quelle parole attraversarle il corpo come una corrente viva.

Il Nodo la stava leggendo.

Non come testimone.

Come possibilità.

Draculina sollevò lo sguardo verso il cielo artificiale della città.

“E adesso,” disse lentamente, “arriva la parte interessante.”

Il Nodo Zero si aprì completamente.

E per la prima volta tutti videro cosa c’era davvero dall’altra parte.

Non un archivio.

Non una rete.

Un’intera costellazione di nodi.

Mondi.
Città.
Linee temporali.
Versioni diverse della stessa storia.
Tracce di civiltà che nessuno di loro aveva mai nominato.

Aelyra lasciò quasi cadere la macchina fotografica.

“Questa… non è solo la nostra rete.”

Aurelion annuì lentamente.

“No.”

Kael fissava l’orizzonte impossibile che si stava aprendo davanti a loro.

“È molto più grande.”

Draculina lo guardò.

E per la prima volta la sua voce non sembrò completamente controllata.

“È sempre stato molto più grande.”

Poi il Nodo Zero emise un ultimo impulso.

Tutti i collegamenti si accesero contemporaneamente.

E un nuovo nome apparve nella luce.

Darth Edder

Silenzio.

Nessuno parlò per alcuni secondi.

Kael sentì lo stomaco chiudersi.

Perché dopo Node 7, dopo quella visiera, dopo quella sensazione impossibile… quel nome lì non significava più solo un uomo.

Lyra guardò Kael.

Kael guardò Draculina.

Draculina sorrise.

Ma questa volta il suo sorriso non era soddisfazione piena.

C’era dentro anche una traccia di allarme.

Come se anche lei avesse capito di aver aperto una porta attraverso cui poteva passare qualcun altro.

Poi la voce del Nodo parlò di nuovo.

“ACCESSO COMPLETO RICHIESTO”

E da qualche parte, in un punto sconosciuto della rete, qualcosa iniziò a muoversi.

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