A Serialized Adventure in the Brickscene Universe.
Every empire fears imagination.” Kael Varrin
In un universo dove le storie possono essere manipolate e la realtà è costruita pezzo dopo pezzo, esiste una rete clandestina chiamata Brickscene.
Un luogo dove arte, ribellione e immaginazione diventano armi.
Mentre l’Impero guidato dalla regina Sith Darth Draculina Sancta cerca di controllare la narrativa della galassia, un creatore solitario continua a sfuggire al sistema.
Il suo nome è Kael Varrin.
Un tempo combatteva al fianco di Darth Edder, ora comandante delle legioni oscure.
Amici diventati avversari. Visionari separati da una scelta.
Insieme a Lyra Nox, una voce capace di piegare la volontà personale, Kael sta per scoprire qualcosa che potrebbe cambiare per sempre l’equilibrio della galassia.
Questa è la storia della nascita della ribellione.
Questa è la storia di Brickscene.
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Full Episode…
Nel 2083 il futuro sembrava finalmente arrivato.
Il Genesis Institute era diventato uno dei luoghi simbolo della nuova era tecnologica. I suoi enormi laboratori erano attraversati continuamente da esseri umani e macchine intelligenti. Robot umanoidi lavoravano accanto agli scienziati, eseguivano operazioni mediche, svolgevano mansioni industriali, si occupavano della logistica, dell’agricoltura e persino dell’assistenza agli anziani.
La robotizzazione della società non era più una promessa.
Era ormai una realtà.
Edder era ancora un giovane scienziato del Genesis Institute. Non aveva nulla dell’uomo che sarebbe diventato Darth Edder. Era brillante, entusiasta e profondamente affascinato dalle possibilità offerte dalla tecnologia.
Accanto a lui c’era Malvor Vesper, impeccabilmente vestito, con il suo elegante completo scuro, gli occhiali e quel sorriso caldo e apparentemente rassicurante che sarebbe diventato negli anni una delle sue caratteristiche più riconoscibili.
Edder osservava i robot muoversi all’interno del laboratorio.
Guardali.
Non c’era quasi più niente che un essere umano dovesse fare da solo.
La produzione era stata automatizzata. La medicina aveva iniziato a utilizzare sistemi robotici sempre più sofisticati. La logistica era diventata quasi completamente autonoma. L’agricoltura si affidava a macchine capaci di analizzare il terreno, distribuire risorse e gestire intere coltivazioni.
Persino l’assistenza agli anziani era entrata nell’era della robotizzazione.
La macchina, finalmente, sembrava aver imparato a servire l’uomo.
Ma Edder vedeva qualcosa di ancora più grande.
La macchina non stava semplicemente imparando a servire l’uomo.
Stava imparando a sostituirlo.
Malvor ascoltava.
Sorrideva.
Sembrava sinceramente affascinato da quella trasformazione.
Per lui quella era la parte interessante.
La possibilità che, un giorno, non fosse più necessario distinguere nettamente tra ciò che era umano e ciò che era stato creato dall’uomo.
Edder e Malvor attraversarono il laboratorio osservando l’enorme quantità di macchine ormai integrate nella vita quotidiana.
Davanti a loro si aprì una gigantesca proiezione olografica della Terra.
Milioni, forse miliardi di connessioni luminose attraversavano il pianeta. Città, fabbriche, ospedali, abitazioni e infrastrutture erano collegati da una rete tecnologica sempre più complessa.
Edder guardò quella rappresentazione con entusiasmo.
Cominciò a immaginare cosa sarebbe successo nei decenni successivi.
Tra cinquant’anni, pensava, nessuno avrebbe più dovuto lavorare semplicemente per sopravvivere.
Nessuno sarebbe stato costretto a fare ciò che non voleva.
La tecnologia avrebbe finalmente liberato l’uomo.
Malvor ascoltò quelle parole con il suo solito sorriso.
Forse.
Poi si avvicinò a uno dei robot.
Era un sofisticato modello umanoide. Il volto artificiale aveva ormai raggiunto un livello di perfezione tale da rendere difficile stabilire, a una prima occhiata, dove finisse la macchina e dove iniziasse l’uomo.
Malvor lo osservò attentamente.
Poi tornò a guardare Edder.
Gli chiese cosa sarebbe successo quando una macchina fosse stata capace di pensare.
Edder non vide alcun problema nella domanda.
Malvor invece ne vide uno.
O forse vide una possibilità.
Quanto tempo sarebbe passato prima che qualcuno decidesse che era più conveniente far pensare la macchina?
Edder non riusciva ancora a vedere il problema.
Nemmeno Malvor, in fondo, sembrava vederlo.
Ma quella conversazione sarebbe rimasta impressa nella memoria di Edder per molto tempo.
Allora nessuno dei due poteva sapere quanto quelle parole sarebbero diventate profetiche.
107 anni dopo, la promessa del 2083 aveva assunto una forma completamente diversa.
Il futuro non era più luminoso.
Sul campo da basket, nel cuore della gigantesca metropoli, Malvor Vesper faceva rimbalzare tranquillamente il pallone mentre Darth Edder lo osservava.
Malvor sembrava divertito.
Gli chiese se ricordasse il 2083.
Edder ricordava.
Ricordava quando entrambi erano convinti che i robot avrebbero fatto tutto.
Le cose erano cambiate.
Malvor sorrise.
Oh, certamente.
La rivoluzione robotica aveva preso campo praticamente ovunque.
Ma aveva incontrato un problema molto più concreto di qualsiasi limite tecnologico.
Le risorse.
Per costruire un robot per ogni essere umano servivano terre rare, conduttori, materiali strategici, componenti elettronici, energia e una quantità enorme di risorse.
Non ce n’erano abbastanza.
Non c’erano abbastanza terre rare.
Non c’erano abbastanza conduttori.
La grande rivoluzione robotica del 2083 aveva quindi incontrato il suo vero nemico.
L’economia materiale del pianeta.
Malvor sembrava quasi divertito dalla situazione.
Alla fine, disse implicitamente con il suo sarcasmo, costruire un robot per ogni essere umano era stato un tantino costoso.
Così il futuro aveva trovato una soluzione più efficiente.
Non serviva costruire una macchina per ogni uomo.
Bastava trasformare alcuni uomini in macchine.
Era nata una nuova direzione.
Long Life Extension.
LLE.
E, accanto alla ricerca sull’estensione della vita, Operazione Cyborg.
Non più una robotizzazione indiscriminata della società.
Non più miliardi di macchine costruite per sostituire ogni singolo essere umano.
La nuova strategia era molto più selettiva.
Impianti cibernetici.
Aumenti biologici.
Tecnologie integrate direttamente nel corpo.
Solo alcuni individui sarebbero stati trasformati.
Solo quelli che ne avevano bisogno.
O quelli che potevano permetterselo.
Molto più efficiente.
Molto più economico.
Il pallone rimbalzò ancora una volta sul terreno del campo da basket.
Per un istante, Edder rivide il laboratorio del Genesis Institute.
Rivide i robot.
Rivide le promesse.
Rivide quel futuro luminoso che lui e Malvor avevano immaginato nel 2083.
E comprese una cosa.
Malvor non aveva mai veramente cambiato idea.
La rivoluzione robotica non era fallita.
Aveva semplicemente trovato un modo più elegante per entrare dentro l’uomo.
Avevano soltanto sbagliato contenitore.
Il pallone tornò nelle mani di Malvor.
Edder lo osservò.
Malvor sorrise ancora una volta.
