A Serialized Adventure in the Brickscene Universe.
“Every empire fears imagination.” Kael Varrin
In un universo dove le storie possono essere manipolate e la realtà è costruita pezzo dopo pezzo, esiste una rete clandestina chiamata Brickscene.
Un luogo dove arte, ribellione e immaginazione diventano armi.
Mentre l’Impero guidato dalla regina Sith Darth Draculina Sancta cerca di controllare la narrativa della galassia, un creatore solitario continua a sfuggire al sistema.
Il suo nome è Kael Varrin.
Un tempo combatteva al fianco di Darth Edder, ora comandante delle legioni oscure.
Amici diventati avversari. Visionari separati da una scelta.
Insieme a Lyra Nox, una voce capace di piegare la volontà personale, Kael sta per scoprire qualcosa che potrebbe cambiare per sempre l’equilibrio della galassia.
Questa è la storia della nascita della ribellione.
Questa è la storia di Brickscene.
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Full Episode….
La prima a sentire l’attacco fu Lyra Nox.
Non con le orecchie.
Con l’anima.
Neon Brick City pulsava di schermi, pioggia artificiale e insegne troppo luminose per essere innocenti. Ma quella notte la città emetteva un’altra frequenza: una vibrazione dolciastra, seducente, quasi festosa. Arrivava dai distributori automatici, dai club, dalle scalinate dei quartieri bassi, dalle mani dei ragazzi che ridevano senza capire di essere già mezzi assenti.
Skooma.
Lattine aperte ovunque.
Colori ipnotici.
Connessione sintetica.
Disconnessione reale.
Lyra camminava tra i vicoli con Nix al fianco. Il gatto nero aveva il pelo teso, gli occhi lucidi, il passo di chi sente arrivare il temporale prima del cielo.
“Non è solo droga,” disse Lyra.
Nix non rispose. Ma si fermò davanti a un muro di ologrammi rotti, e da lì arrivò il segnale.
Un vecchio canale Ghost.
Kael.
La comunicazione si aprì per frammenti. Volto stanco. Pioggia di interferenze. Un tunnel in movimento alle sue spalle. Una sola frase pulita:
“Sancta sta usando la Skooma come vettore. Non colpisce il corpo. Colpisce il legame.”
Lyra serrò la mascella.
Lo aveva capito da tempo. La Skooma non toglieva solo lucidità. Disallineava il campo animifico, recideva le connessioni interiori, lasciava le persone vive ma svuotate del punto da cui potevano ancora scegliere.
“Dove sei?” chiese.
“Tra due città e dieci anni di errore.”
“Molto poetico. Molto inutile.”
Per un istante Kael quasi sorrise.
Poi il canale si allargò.
Comparvero anche Aelyra Flux e Riff Calder, ognuno da un punto diverso della rete. Aelyra stava correndo su un tetto, la reflex battendole contro il fianco. Riff invece era circondato da monitor di fortuna e vecchi ripetitori civili.
“Abbiamo un altro ingresso,” disse Riff. “Il Protocollo Sancta si sta manifestando nel settore giardini, sotto le serre pubbliche.”
Lyra sentì il sangue gelarsi.
I giardini segreti.
Il luogo dove la città conservava ancora qualcosa di non corrotto.
“No,” sussurrò.
“Già,” disse Riff.
Aelyra sollevò la reflex e scattò in anticipo, come se stesse fotografando ciò che stava per accadere prima che il presente potesse difendersi.
L’immagine apparve davanti a tutti.
Una battaglia.
Petali bianchi in aria.
Lattine di Skooma che esplodevano come granate luminose.
Lyra al centro.
Kael di spalle.
E una figura femminile su un ponte di vetro, immobile come una regina davanti al proprio teatro.
Darth Draculina Sancta.
Ma sul margine dell’immagine c’era anche un’altra cosa.
Solo un’ombra.
Una deformazione scura nella luce.
Qualcosa che Aelyra non riusciva a mettere bene a fuoco.
Lei abbassò appena la reflex.
“Non mi piace,” disse.
“Draculina?” chiese Lyra.
“No,” rispose Aelyra. “Quello che guarda dietro di lei.”
Il canale tremò.
Kael la fissò per un secondo di troppo.
Come se quella frase confermasse un sospetto che già aveva.
Poi il collegamento si stabilizzò di nuovo.
“Arrivo ai giardini,” disse. “Tenete aperta la rete il più possibile.”
Quando arrivarono, il giardino era già cambiato.
Gli alberi sintetici tremavano come se sognassero male. Le statue erano ricoperte di simboli cremisi. Le aiuole di fiori fluorescenti si erano aperte in geometrie impossibili. E tra i vialetti decine di giovani vagavano con gli occhi persi, stringendo lattine vuote di Skooma come reliquie.
Non erano soldati.
Ma il protocollo li stava usando come schermo emotivo.
“Non voglio ferirli,” disse Lyra.
“Nemmeno io,” rispose Kael.
Lui era arrivato da pochi secondi, ma addosso aveva già il peso di tutto ciò che si era appena chiuso alle sue spalle: Node 7, il collasso, Edder, il ritorno di Oblivion come coordinate inevitabili.
Eppure, guardando il giardino, capì subito una cosa.
Questo non era solo un attacco.
Era una cerimonia.
Una voce nuova risuonò dietro di loro.
“Allora combattete nel modo giusto.”
Si voltarono.
Aurelion Druvar Caelum avanzava lentamente tra le luci verdi del parco. L’età gli stava addosso come una veste antica, non come una debolezza. La maschera sull’occhio destro rifletteva linee invisibili, probabilità che agli altri restavano proibite.
“Tu saresti la leggenda,” disse Kael.
“No,” rispose Aurelion. “Sono il testimone delle leggende che falliscono.”



















