A Serialized Adventure in the Brickscene Universe.
“Every empire fears imagination.” Kael Varrin
In un universo dove le storie possono essere manipolate e la realtà è costruita pezzo dopo pezzo, esiste una rete clandestina chiamata Brickscene.
Un luogo dove arte, ribellione e immaginazione diventano armi.
Mentre l’Impero guidato dalla regina Sith Darth Draculina Sancta cerca di controllare la narrativa della galassia, un creatore solitario continua a sfuggire al sistema.
Il suo nome è Kael Varrin.
Un tempo combatteva al fianco di Darth Edder, ora comandante delle legioni oscure.
Amici diventati avversari. Visionari separati da una scelta.
Insieme a Lyra Nox, una voce capace di piegare la volontà personale, Kael sta per scoprire qualcosa che potrebbe cambiare per sempre l’equilibrio della galassia.
Questa è la storia della nascita della ribellione.
Questa è la storia di Brickscene.
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Full Episode….
Dopo la battaglia del Nodo Zero qualcosa era cambiato.
La rete oscura continuava a espandersi. Ma anche la Ghost Network era sopravvissuta.
Per la prima volta… gli esseri umani avevano visto entrambe.
E questo aveva creato una crepa nel sistema.
—
Nel Distretto Verticale giganteschi ologrammi apparvero tra i grattacieli.
Luci azzurre.
Simboli dinamici.
Coordinate lampeggianti.
Poi il nome comparve sopra l’intera città:
THE RISE DESCENT
Underground Gravity Enduro
Le strade sospese iniziarono a riempirsi.
Meccanici.
Rider.
Hackers.
Spettatori clandestini.
Persino alcuni droni di sorveglianza sembravano ignorare volutamente l’evento.
Kael osservava tutto dalla cima di una torre industriale.
«Una gara…»
Aurelion apparve accanto a lui.
«Non è solo una gara.»
Sotto di loro centinaia di Gravity Bikes si preparavano alla partenza.
Bike leggere antigravitazionali con ruote magnetiche e motori a impulso.
Ogni rider indossava colori differenti.
Alcuni avevano simboli luminosi dipinti sui caschi.
Altri portavano vecchi stemmi dei quartieri distrutti della città.
«È una tradizione antica,» disse Aurelion. «Quando la città iniziò a collassare… le persone crearono la Rise Descent.»
Kael osservò il tracciato proiettato nel cielo.
Ponti sospesi.
Tunnel verticali.
Rampe costruite sopra edifici abbandonati.
Sembrava follia pura.
«Perché?»
Aurelion rimase in silenzio per alcuni secondi.
«Per ricordare agli esseri umani che sono ancora vivi.»
Prima dell’inizio ufficiale della gara, Riff Calder Static Vale guidò Kael nei livelli bassi di Hollow-9.
La città cambiava volto lì sotto.
Meno ologrammi pubblicitari.
Più acciaio.
Più ruggine.
Più umanità.
Le insegne al neon tremolavano sopra vecchi tunnel industriali trasformati in officine clandestine.
Poi Kael lo vide.
Un enorme hangar illuminato da luci blu elettrico.
Sul tetto lampeggiava un’insegna gigantesca:
BFL — BIKE FIT LAB
All’interno decine di Gravity Bikes erano sospese su supporti magnetici.
Scintille.
Droni meccanici.
Caschi neurali aperti sui tavoli.
Rider che calibravano interfacce cerebrali prima della corsa.
Meccanici che sostituivano ruote gravitazionali consumate.
Un punto ristoro improvvisato distribuiva acqua ionizzata e stimolanti neurali.
Kael osservò tutto lentamente.
«Questo posto…»
Riff sorrise.
«Qui i rider vengono ricostruiti.»
Nella parte più interna del laboratorio un giovane stava completando la sincronizzazione della propria Gravity Bike.
Capelli rossi.
Ricci.
Occhi chiari attraversati da riflessi blu.
Una maschera neurale semi-trasparente copriva metà del volto.
Cavi sottili correvano dal casco alla colonna vertebrale della tuta da gara.
Sul petto compariva il simbolo:
RIDE ON
Kael sentì immediatamente qualcosa.
Una frequenza.
Come un’eco invisibile dentro la città.
Il ragazzo alzò lentamente lo sguardo.
Per alcuni secondi persino il rumore del laboratorio sembrò dissolversi.
Riff si avvicinò.
«Kael… lui è Kaelor Veyn.»
Silenzio.
Poi aggiunse:
«Echo Runner.»
Alcuni rider presenti smisero persino di parlare.
Kael osservò il giovane.
«Sei famoso.»
Kaelor agganciò il casco alla cintura.
«Essere famosi a Neon Brick City significa soltanto che la rete ti sta osservando.»
Lyra percepì qualcosa attraverso la Ghost Network.
Non paura.
Non rabbia.
Ma segnali.
Migliaia di segnali.
Come se il cervello di Kaelor fosse costantemente connesso alle infrastrutture della città.
Riff indicò le interfacce luminose impiantate dietro il collo del ragazzo.
«Il Bike Fit Lab lo ha salvato anni fa.»
Kael aggrottò la fronte.
«Salvato da cosa?»
Kaelor rimase immobile per alcuni secondi.
Poi parlò senza guardarlo.
«Da un incidente sulle vecchie rotaie gravitazionali.»
Le luci del laboratorio tremolarono.
«Da quel giorno… sento Neon Brick City.»
Kael lo fissò.
«Cosa significa?»
Kaelor si voltò verso le finestre dell’hangar.
Fuori, i grattacieli sembravano organismi viventi.
Cavi.
Droni.
Segnali.
Luci.
Rumore.
«Tutto lascia una traccia.»
Indicò le rotaie magnetiche sopra la città.
«Le corse.»
Indicò i muri metallici del laboratorio.
«Le persone.»
Poi si toccò il lato del casco neurale.
«Le emozioni.»
Riff abbassò la voce.
«Kaelor riesce a percepire le anomalie della rete prima che si manifestino.»
Kael rimase immobile.
«Un sensitivo digitale…»
«No,» disse Kaelor.
Gli occhi gli si illuminarono di blu.
«Io ascolto soltanto ciò che la città cerca di nascondere.»
All’improvviso tutti gli schermi del Bike Fit Lab iniziarono a lampeggiare.
STATIC.
STATIC.
STATIC.
Le luci blu si trasformarono per un istante in nero profondo.
Kaelor si irrigidì immediatamente.
Le vene sul collo iniziarono a pulsare.
«Black Signal…»
Kael si avvicinò.
«Lo senti?»
Kaelor annuì lentamente.
«Sta entrando nella Gravity Race.»
Silenzio.
Poi sorrise appena.
«Allora forse questa notte… sarà interessante.»
Nel giardino nascosto del Nodo Zero Lyra era seduta accanto all’albero luminoso.
Le vene sul collo avevano ancora riflessi bianchi.
Le connessioni che aveva aperto nell’episodio precedente avevano lasciato qualcosa dentro di lei.
O forse… avevano risvegliato qualcosa.
Draculina la osservava in silenzio.
«Sei più debole.»
Lyra sorrise appena.
«Eppure sento la città meglio di prima.»
Il Nodo Zero pulsò lentamente.
Immagini attraversarono la mente di Lyra.
Bambini che ridevano.
Persone che si aiutavano nei livelli bassi.
Rider che preparavano le loro Gravity Bikes insieme.
Piccole connessioni reali.
Piccoli frammenti umani.
La rete bianca li amplificava.
Draculina incrociò le braccia.
«Gli Arconti odiano eventi come questo.»
«Perché?»
«Perché gli esseri umani smettono di avere paura.»
La gara iniziò all’alba.
Le piattaforme di partenza si accesero sopra il livello Skyline.
Metri sopra il suolo.
I motori gravitazionali iniziarono a vibrare.
Un boato attraversò Neon Brick City.
Tre.
Due.
Uno.
Le Gravity Bikes esplosero nel vuoto.
La prima sezione del tracciato era chiamata:
SKYLINE DROP
I rider si lanciarono tra i grattacieli attraversando giganteschi ologrammi pubblicitari.
Pioggia neon.
Vetro.
Luci.
Velocità.
Le moto sembravano proiettili luminosi nel cuore della notte.
Kael e Lyra osservavano tutto da una piattaforma sospesa.
Per alcuni minuti persino la rete oscura sembrò rallentare.
Le persone ridevano.
Urlavano.
Facevano il tifo.
Connessioni vere.
Non artificiali.
Lyra chiuse gli occhi.
Poteva sentirlo.
La Ghost Network reagiva positivamente all’evento.
«La città sta cambiando…» sussurrò.
La seconda sezione attraversava:
THE GLASS VEINS
Tunnel trasparenti sospesi tra i palazzi.
Sotto di loro il traffico volante illuminava l’oscurità.
Alcuni rider correvano quasi in verticale sulle pareti magnetiche.
Altri saltavano da una corsia all’altra rischiando di precipitare nel vuoto.
Poi accadde qualcosa.
Le luci iniziarono a tremare.
Kael lo percepì immediatamente.
«Black Signal…»
Le pareti dei tunnel si oscurarono.
Linee nere iniziarono ad apparire sotto il vetro.
La rete oscura stava osservando la gara.
Nel frattempo, nelle profondità della Archon Network…
Darth Edder rimaneva immobile davanti all’abisso digitale.
Le radici nere continuavano a espandersi sotto la città.
Ma qualcosa interferiva.
Emozioni.
Connessioni.
Speranza.
Rumore umano.
La voce dell’Arconte risuonò nello spazio oscuro.
«L’evento sta destabilizzando la rete negativa.»
Darth Edder sorrise lentamente.
«Allora lasciamoli correre.»
Gli occhi gli si illuminarono di nero.
«Più alta è la speranza… più devastante sarà la caduta.»































