A Serialized Adventure in the Brickscene Universe.
“Every empire fears imagination.” Kael Varrin
In un universo dove le storie possono essere manipolate e la realtà è costruita pezzo dopo pezzo, esiste una rete clandestina chiamata Brickscene.
Un luogo dove arte, ribellione e immaginazione diventano armi.
Mentre l’Impero guidato dalla regina Sith Darth Draculina Sancta cerca di controllare la narrativa della galassia, un creatore solitario continua a sfuggire al sistema.
Il suo nome è Kael Varrin.
Un tempo combatteva al fianco di Darth Edder, ora comandante delle legioni oscure.
Amici diventati avversari. Visionari separati da una scelta.
Insieme a Lyra Nox, una voce capace di piegare la volontà personale, Kael sta per scoprire qualcosa che potrebbe cambiare per sempre l’equilibrio della galassia.
Questa è la storia della nascita della ribellione.
Questa è la storia di Brickscene.
Italiano
Inglese
Full Episode…
Nessuno costruì la Ghost Network.
Nessuno costruì gli Archons.
Nessuno costruì il Protocollo LLE.
Tutti loro…
copiarono qualcosa.
Qualcosa che esisteva milioni di anni prima dell’uomo.
Esisteva una civiltà precedente.
Non alieni.
Non dèi.
Gli Hidden Architects.
Coloro che hanno progettato il concetto stesso di memoria.
La città sembrava respirare.
Miliardi di luci pulsavano all’unisono come sinapsi di un unico organismo. Droni attraversavano il cielo senza emettere alcun rumore. Treni magnetici sfrecciavano tra i grattacieli di vetro. Gli esseri umani continuavano a vivere, lavorare, amare, morire… o almeno così credevano.
Kael Varrin osservava tutto dall’alto del Distretto Mnemosyne.
Il vento agitava lentamente il lungo cappotto nero mentre il suo occhio cibernetico rosso rifletteva l’intera città.
Da quando Edder aveva scoperto il messaggio nascosto nei server degli Archons e Lyra aveva trovato quella frequenza impossibile nei tunnel della Ghost Network, qualcosa era cambiato.
Non riusciva più a distinguere i ricordi dai sogni.
Sentiva una presenza.
Non una voce.
Piuttosto… un richiamo.
Come se qualcuno lo stesse aspettando da molto prima della sua nascita.
Portò lentamente una mano sull’impianto cibernetico.
Per un istante tutto rimase immobile.
Poi il mondo si piegò.
Il tempo smise di scorrere.
Il rumore della città svanì.
I colori si dissolsero.
Persino la gravità sembrò dimenticare il proprio compito.
Neon Brick City scomparve.
Kael non cadde.
Non camminò.
Fu semplicemente… altrove.
Davanti a lui si estendeva un continente impossibile.
Non esistevano edifici.
Non esistevano strade.
Non esistevano macchine.
L’intero paesaggio sembrava scolpito da una matematica vivente.
Piramidi grandi quanto montagne.
Anelli sospesi nel cielo.
Colonne di cristallo che attraversavano le nuvole.
Immense sfere luminose galleggiavano sopra oceani perfettamente immobili.
Non c’era traccia dell’umanità.
Eppure quel luogo trasmetteva una sensazione inquietante.
Non sembrava il futuro.
Sembrava qualcosa di infinitamente più antico.
Kael fece un passo.
Il terreno vibrò come se fosse vivo.
Poi una voce parlò.
Non arrivò dalle sue orecchie.
Rispose direttamente ai suoi pensieri.
«Finalmente.»
Kael si voltò di scatto.
«Chi sei?»
Per alcuni secondi non accadde nulla.
Poi, davanti a lui, la luce iniziò a condensarsi.
Prima una figura.
Poi cento.
Poi mille.
Ogni volta che cercava di metterla a fuoco, il volto cambiava.
Un vecchio.
Una bambina.
Una donna.
Un guerriero.
Un robot.
Aurelion.
Edder.
Lyra.
Draculina.
Persino lui stesso.
Nessuna forma rimaneva uguale per più di un battito di ciglia.
«Non cercare il mio volto.»
La voce era calma.
Antica.
Priva di rabbia.
Priva di gioia.
«La tua mente può vedere soltanto ciò che è già capace di comprendere.»
Kael rimase immobile.
Per la prima volta da quando aveva affrontato gli Archons…
provò paura.
«Chi sei davvero?»
La figura sorrise.
«Molto tempo fa… mi chiamavate Architetto.»
Un silenzio infinito avvolse quel luogo.
«Il Primo Architetto.»
Attorno a loro lo spazio si aprì.
Il continente scomparve.
Al suo posto apparve una biblioteca tanto immensa da non avere confini.
Ogni scaffale sembrava estendersi all’infinito.
Ogni libro emetteva una debole luce dorata.
Ogni pagina racchiudeva un cielo stellato.
Kael si avvicinò lentamente.
Sfiorò uno dei volumi.
Nel momento in cui le dita toccarono la copertina, vide nascere un universo.
Galassie.
Sistemi solari.
Pianeti.
Oceani.
Vita.
Milioni di anni scorsero davanti ai suoi occhi in pochi secondi.
Ritrasse immediatamente la mano.
«Che posto è questo?»
L’Architetto osservò l’infinita distesa di libri.
«Questa è la Memoria.»
Kael lo guardò senza comprendere.
«Ogni civiltà che nasce…»
«…lascia una traccia.»
L’Architetto sollevò lentamente una mano.
Uno dei libri si aprì da solo.
Le pagine si trasformarono in miliardi di particelle luminose.
Le particelle si unirono ad altre.
Poi ad altre ancora.
Fino a formare un’immensa rete di luce che attraversava l’intero universo.
Kael riconobbe immediatamente quella forma.
«La Ghost Network…»
L’Architetto annuì.
«Voi non l’avete costruita.»
Un altro libro si aprì.
Comparve il simbolo del Protocollo Long Life Extension.
«Nemmeno questo.»
Poi apparve il simbolo degli Archons.
«Neppure loro.»
Kael rimase in silenzio.
Ogni certezza costruita negli ultimi due secoli stava crollando.
«Allora… chi ha creato tutto questo?»
L’Architetto rimase immobile.
Per un istante sembrò quasi triste.
«Nessuno.»
Kael corrugò la fronte.
«Come può essere?»
L’essere di luce lo fissò.
«Perché nessuna di queste cose è stata inventata.»
Costa Occidentale Europea – Castello di Draculina…
Ogni luna nuova, quando il mare si agitava come se rispondesse a un richiamo antico e il vento faceva vibrare le guglie del castello, la Casata Sancta apriva le proprie porte a un numero ristretto di invitati.
Non esistevano inviti ufficiali.
Nessun protocollo.
Nessun annuncio pubblico.
Chi riceveva il sigillo della Casata sapeva di essere stato scelto.
La Sala delle Maree, cuore del castello, si illuminava con centinaia di candele sospese che sembravano galleggiare nell’aria. Gli enormi lampadari di cristallo riflettevano la luce sulle venature del marmo nero, mentre, oltre le gigantesche finestre gotiche, l’oceano si infrangeva con violenza contro le scogliere, come un animale imprigionato.
Un quartetto d’archi accompagnava la serata con melodie lente e ipnotiche.
Scienziati.
Capi di Stato.
Artisti.
Magnati.
Esploratori.
Le personalità più influenti del pianeta conversavano sottovoce, sorseggiando vini secolari serviti in calici di cristallo nero. Nessuno alzava la voce. Nessuno cercava di attirare l’attenzione. Era come se l’intero castello imponesse spontaneamente rispetto e silenzio.
Poi, improvvisamente, la musica cambiò.
Le grandi porte della sala si aprirono lentamente.
Draculina fece il suo ingresso.
Indossava un lungo abito di seta color avorio che contrastava con il marmo scuro del pavimento. Camminava scalza, con un’eleganza naturale che non aveva bisogno di gioielli né di una corona per affermare la propria autorità.
Uno dopo l’altro, gli ospiti interruppero le conversazioni.
I musicisti continuarono a suonare, ma nessuno parlava più.
La Regina della Casata Sancta attraversò lentamente la sala osservando i volti dei presenti. Sul suo volto comparve appena un sorriso, sottile, quasi impercettibile.
«Benvenuti nella mia casa.»
La sua voce era calma, ma bastò a riempire l’intera sala.
«Possa questa notte ricordarvi che il potere assume molte forme.»
Un lungo tavolo apparecchiato dominava il centro del salone. Cristalli, frutta proveniente da ogni continente, vini antichi custoditi per generazioni e raffinati candelabri componevano una scenografia in cui nulla era lasciato al caso.
Nel Castello Sancta, perfino la bellezza seguiva regole precise.
Ogni dettaglio era studiato.
Ogni gesto aveva un significato.
Perfino l’eleganza diventava una disciplina.
Un diplomatico europeo, incuriosito dalla leggenda che circondava quella donna, si fece avanti con il calice tra le mani.
«Ognuno racconta una storia diversa su di voi.»
Per qualche secondo Draculina rimase in silenzio, osservandolo con uno sguardo che sembrava leggere pensieri mai pronunciati.
Poi sorrise.
«Di solito…»
Fece una breve pausa.
«Sono tutte vere.»
Una lieve risata attraversò il salone, ma svanì quasi subito.
Draculina sollevò lentamente il proprio calice.
La musica cessò.
Persino il rumore del mare sembrò attenuarsi.
«Molti credono che il desiderio renda deboli.»
I presenti ascoltavano senza muoversi.
«Pochi comprendono che può diventare una forma di conoscenza.»
Il suo sguardo percorse lentamente la sala, incontrando quello di ciascun ospite.
«La forza non nasce dal reprimere ciò che siamo.»
