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Kael Varrin Chronicles — Episode 24: The Black Queen / Season Four – White Archive

A Serialized Adventure in the Brickscene Universe.

Every empire fears imagination.” Kael Varrin

In un universo dove le storie possono essere manipolate e la realtà è costruita pezzo dopo pezzo, esiste una rete clandestina chiamata Brickscene.

Un luogo dove arte, ribellione e immaginazione diventano armi.

Mentre l’Impero guidato dalla regina Sith Darth Draculina Sancta cerca di controllare la narrativa della galassia, un creatore solitario continua a sfuggire al sistema.

Il suo nome è Kael Varrin.

Un tempo combatteva al fianco di Darth Edder, ora comandante delle legioni oscure.
Amici diventati avversari. Visionari separati da una scelta.

Insieme a Lyra Nox, una voce capace di piegare la volontà personale, Kael sta per scoprire qualcosa che potrebbe cambiare per sempre l’equilibrio della galassia.

Questa è la storia della nascita della ribellione.

Questa è la storia di Brickscene.

Italiano

Inglese

Full Episode…

«La forza non nasce dal reprimere ciò che siamo.»

Un’altra pausa.

«Nasce dal conoscere ogni parte di noi.»

Nessuno applaudì.

Non ce n’era bisogno.

Le parole rimasero sospese nell’aria.

Poi, lentamente, le enormi porte di pietra sul fondo della sala iniziarono ad aprirsi.

Dietro di esse non c’era un’altra stanza del castello.

C’era oscurità.

Gli ospiti iniziarono a muoversi.

Uno dopo l’altro attraversarono la soglia.

Il ricevimento era terminato.

Il rito stava per cominciare.

La Sala del Serpente era completamente circolare.

Al centro del pavimento di marmo nero era inciso un gigantesco serpente che si avvolgeva su se stesso prima di salire verso una colonna centrale.

Canali d’acqua attraversavano il pavimento.

Cristalli trasparenti emergevano dalla pietra.

L’incenso riempiva lentamente l’aria.

Le candele tremavano.

Gli ospiti presero posto attorno al simbolo.

Draculina rimase al centro.

Per la Casata Sancta il desiderio non era considerato un vizio.

Era una forza.

Una forma di energia.

Una porta.

Draculina posò lentamente una mano sul serpente inciso nel pavimento.

«Il corpo è il primo tempio.»

Silenzio.

«La mente è il secondo.»

Le candele sembrarono abbassarsi contemporaneamente.

«Chi domina il primo…»

Guardò gli ospiti.

«…potrà aprire il secondo.»

Nessuno rispose.

Il rito iniziò.

Non c’erano grida.

Non c’era musica.

Soltanto respiri.

Lenti.

Profondi.

Sincronizzati.

Le persone chiusero gli occhi.

Il mare ruggiva oltre le finestre.

Il vento attraversava le torri.

Il fuoco delle candele proiettava ombre mobili sulle pareti.

Per la Casata Sancta, quella cerimonia rappresentava una tradizione antichissima: il tentativo di trasformare il desiderio in consapevolezza, di raccogliere l’energia del corpo e orientarla verso la mente.

La Kundalini.

Il serpente.

L’energia dormiente.

La forza che, secondo gli antichi testi, poteva risalire dal fondo della colonna vertebrale fino alla sommità del capo.

Per alcuni era filosofia.

Per altri era religione.

Per Draculina era conoscenza.

E mentre il rituale procedeva, qualcosa cambiò.

Una delle incisioni sul pavimento si illuminò.

Una sottile linea dorata attraversò il serpente.

Poi un’altra.

E un’altra ancora.

La luce raggiunse la colonna centrale.

L’intruso lo vide.

Era nascosto dietro una vecchia grata di pietra, in una nicchia che probabilmente nessuno aveva utilizzato per decenni.

Aveva seguito gli invitati.

Aveva attraversato corridoi segreti.

Aveva trovato quella stanza.

Ma non avrebbe mai immaginato ciò che stava vedendo.

«È tutto vero…» pensò.

Il castello sembrò respirare.

Le pareti vibrarono appena.

Il pavimento emise un suono profondo, quasi impercettibile.

L’intruso avvicinò lentamente il volto alla grata.

«Questa… non è magia.»

La luce continuò a salire.

«È una conoscenza perduta.»

Poi Draculina aprì gli occhi.

Non si voltò.

Non ne aveva bisogno.

Un leggerissimo sorriso comparve sul suo volto.

«Puoi uscire.»

L’intruso rimase immobile.

Una goccia di sudore gli scese lungo la tempia.

Mi ha sentito?

Draculina continuava a guardare davanti a sé.

«Oppure continuare a nasconderti.»

Silenzio.

La luce dorata del serpente illuminava metà del suo volto.

«La curiosità…»

La sua voce divenne quasi un sussurro.

«…è sempre stato il primo passo verso la conoscenza.»

L’intruso guardò attraverso la grata.

Per un istante ebbe la sensazione che il simbolo del serpente lo stesse guardando.

Le pareti vibrarono.

Piccoli frammenti di pietra caddero dal soffitto.

Il castello sembrava vivo.

Non era soltanto costruito sulla roccia.

Era parte della roccia.

Il rituale terminò.

Gli ospiti si alzarono lentamente.

Nessuno parlava.

Uno dopo l’altro abbandonarono la sala.

Draculina rimase sola.

Il rumore dell’oceano tornò a riempire il silenzio.

Lei raccolse dal pavimento il manoscritto del Serpente.

Molto lontano da lì…

oltre il continente europeo…

oltre le città…

oltre le ultime infrastrutture ancora funzionanti…

esisteva un luogo che nessuna mappa moderna indicava più.

Le Highlands.

Montagne.

Laghi.

Nebbia.

Rovine.

Un paesaggio che sembrava appartenere a un’epoca precedente all’uomo.

Ma quelle montagne nascondevano qualcosa.

Tra le colline verdi e le antiche rovine di pietra emergevano i resti di un’altra civiltà.

Una civiltà che non era mai appartenuta veramente alla Terra.

Razzi arrugginiti erano conficcati nel terreno.

Vecchi rover giacevano rovesciati tra l’erba.

Pannelli solari spezzati emergevano dalla nebbia.

Parti di shuttle erano diventate rifugi per gli animali.

Enormi sezioni di stazioni spaziali erano precipitate sulle montagne.

Antenne satellitari arrugginite puntavano ancora verso il cielo.

Alcune non funzionavano da decenni.

Altre sembravano non aver mai smesso di ascoltare.

In mezzo a quel paesaggio camminava Lyra.

E accanto a lei…

Nix.

Il piccolo gatto avanzava tra l’erba.

Ogni tanto si fermava.

Guardava qualcosa.

Poi riprendeva a camminare.

Lyra lo seguiva.

Da giorni aveva la sensazione che qualcosa la stesse chiamando.

Non una voce.

Non una persona.

Qualcosa di più profondo.

Una sensazione che non riusciva a spiegare.

A volte la percepiva mentre dormiva.

A volte mentre camminava.

A volte nei momenti di assoluto silenzio.

Era come se migliaia di persone stessero parlando contemporaneamente attraverso una distanza infinita.

Ma senza pronunciare una sola parola.

Lyra aveva dato un nome a quella sensazione.

Ghost Network.

Pensava che fosse una rete.

Una struttura invisibile capace di collegare le coscienze.

Le anime.

I ricordi.

Le persone che avevano lasciato il mondo.

Era quello che aveva sempre creduto.

E forse era proprio per questo che aveva iniziato a cantare.

Fin da bambina.

Quando non riusciva a spiegare ciò che sentiva…

cantava.

La melodia usciva spontaneamente.

Senza parole.

Come se una parte di lei conoscesse già quella musica.

Quella sera, tra le Highlands, Lyra si fermò davanti ai resti di un vecchio satellite.

Nix si fermò insieme a lei.

Il vento soffiava attraverso le montagne.

Lyra chiuse gli occhi.

Poi iniziò a cantare.

Una melodia semplice.

Quasi infantile.

All’inizio non accadde nulla.

Poi…

una piccola luce si accese sul satellite.

Lyra smise di cantare.

La luce rimase accesa.

Un’altra antenna si mosse.

Poi un’altra.

Un vecchio rover si riattivò.

Uno schermo spento da decenni mostrò una scritta.

NO SIGNAL.

La scritta scomparve.

Per un istante lo schermo rimase nero.

Poi comparve:

SIGNAL FOUND.

Lyra rimase immobile.

Nix alzò la testa.

Il suo comportamento era diverso.

Non sembrava sorpreso.

Sembrava…

attento.

Lyra lo guardò.

«La senti anche tu?»

Nix non rispose.

Continuò a fissare il cielo.

Lyra chiuse nuovamente gli occhi.

E questa volta sentì qualcosa.

Non una voce.

Una frequenza.

Un’infinita sequenza di segnali.

Come milioni di coscienze che attraversavano contemporaneamente lo spazio.

Lyra sussurrò:

«È la Ghost Network.»

Era convinta che fosse quella rete a cercare lei.

Che la stesse chiamando.

Che avesse finalmente trovato il suo segnale.

Ma c’era qualcosa che non quadrava.

Nix la guardava.

E per la prima volta Lyra ebbe la sensazione che il gatto sapesse qualcosa che lei non sapeva.

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